remove_action('wp_head', 'wp_generator'); Piazza dei fiammiferi – Calizzano (SV) – 1999

Piazza dei fiammiferi – Calizzano (SV) – 1999

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Calizzano, Savona – 1999

Materiali tipologici contaminati da segni pop sono i leitmotive del progetto.
Calizzano è un piccolo borgo dell’entroterra di Savona, nel cuore della zona più boscosa d’Italia. Tra il centro storico – un tessuto edilizio compatto, un percorso che conduce alla chiesa e alla torre campanaria – e il fiume si è sviluppata un’edilizia recente che nulla ha in comune con le forme, gli impianti, i materiali delle antiche costruzioni.
Qui si inserisce lo spazio oggetto dell’intervento: il fiume e un insieme disomogeneo di costruzioni delimitano un vuoto che era percepito e vissuto come tale dalla popolazione e dai turisti. Un vuoto solo fisicamente riempito da pini e tigli e dall’immancabile monumento ai caduti, segno di un’arte un po’ retorica che, fermo restando l’indiscusso valore storico, ha perso ormai ogni potere evocativo e non riesce a dare capacità di richiamo allo spazio che lo racchiude.
L’incarico affidato dall’Amministrazione Comunale ad Armellino & Poggio consisteva nella realizzazione di un’area esclusivamente pedonale, ritagliando una zona per spettacoli e manifestazioni.
La vera sfida era quella di conferire dignità e identità allo spazio, trasformarlo in un luogo da vivere, ricucendo i brandelli di una realtà disordinata e casuale.
Efficacia nel perseguire un’importante opportunità di recupero e di riqualificazione per il paese ed efficienza tecnica delle soluzioni studiate: queste le finalità della progettazione e della realizzazione dell’opera.
Il riferimento identificativo per la progettazione di questo spazio “aperto”, seppure inserito nel tessuto urbano, è stato individuato nell’ambiente naturale piuttosto che in quello antropizzato.
Non si tratta di una vera e propria piazza e non è necessario ricercare particolari funzioni legate ai percorsi; è semplicemente uno spazio fruibile come un giardino, un’ area verde ai margini del paese e a ridosso del fiume. Un luogo tranquillo, verde, meta di passeggiate.
La progettazione ha ricercato l’intreccio tra innovazione e tradizione, nel rispetto dell’ambiente, utilizzando un insieme denso di forme, materiali e segni che conferiscono sostanza ad un vuoto.
La tradizione è presente nell’impiego di materiali tipologici, con un valore cromatico integrato nel sistema visivo di Calizzano.
All’interno dell’area pedonale, regolarizzata attraverso i bassi muretti in pietra a vista, in parte già presenti, sono utilizzati tre materiali: il legno, la pietra e il verde.
Il camminamento pedonale si sviluppa in legno ed in forma irregolare, apparentemente casuale, organica, ancora riferita alla natura, senza definire un percorso principale, un asse, una linea di percorrenza prioritaria che in realtà non esiste. Il percorso è esclusivamente utile a raggiungere ogni parte dello spazio verde o ad attraversarlo.
Listoni in rovere trattato posti sempre ortogonalmente alla linea di percorrenza e posati galleggianti su una sotto struttura drenante. Il piano di calpestio risulta ad un livello superiore rispetto al prato per accentuarne il significato di percorso galleggiante, non bagnato.
La pietra, Marmo Nero di Ormea, è utilizzata nei bordi che separano il verde dal legno, nello spazio circolare che definisce la localizzazione del pubblico rispetto al palco (movibile, in acciaio e legno) e nei terminali dei tratti pedonali. Il piano di calpestio dell’intera area è complanare e continuo mantenendo le altimetrie esistenti. Le sedute sono panche fisse in acciaio con piano di seduta il legno, disposte lungo il percorso pedonale.
L’illuminazione mediante lampade interrate in prossimità degli alberi rende il prato “natura disegnata”, ed è soprattutto nell’illuminazione in elevazione che si realizza l’intreccio tra innovazione (nella forma) e tradizione (nel materiale impiegato).
Giganteschi fiammiferi “pop” escono da una scatola posata al fondo del prato, un grande blocco in acciao nero opaco, e si muovono, pencolando, in fila indiana, lungo i percorsi in legno. Sono elementi identificatori forti – una citazione rivolta all’arte contemporanea – capaci di attribuire allo spazio una chiara connotazione e allo stesso tempo sono elementi funzionali (lampioni) intrisi di valori estetici rappresentativi e caratterizzanti, estranei e volutamente celebrativi.
Le teste dei fiammiferi, rosso fuoco e lucidissime, che si innestano su elementi in acciaio, sono realizzate in ceramica, un materiale che ha nel savonese, ed in particolare ad Albisola, una tradizione di eccellenza e anche una storia di impiego nell’architettura e nell’arredo urbano.
La scelta di utilizzare questo materiale per l’impianto di illuminazione è, però, del tutto innovativa e ha richiesto un interessante connubio tra raffinata tecnologia illuminotecnica e abilità di maestro ceramista. Le teste dei fiammiferi, dopo molte prove, sono state realizzate presso la più antica e qualificata fabbrica di ceramiche artistiche in Liguria, la fabbrica Mazzotti.
Il monumento ai caduti è stato mantenuto, non al centro di una composizione rigida, ma assorbito nella trama sinuosa dei percorsi che non determinano assi prospettici privilegiati, magari rischiandone la dissacrazione ma comunque restituendogli visibilità in uno spazio oggi finalmente vissuto.
Quest’apparente provocazione, questa ironica e scanzonata irriverenza formale, se da un lato ha suscitato reazioni contrastanti, dall’altro ha ridato vita ad una memoria spenta, come testimonia la velocità e la convinzione con cui abitanti e turisti si sono ormai impossessati del sito rinnovato.